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Il Vesuvio

Scritto da admin giovedì, 25 febbraio 2010Non ci sono commenti

vesuvioIl Vesuvio è il simbolo di Napoli, un vulcano esplosivo attivo, attualmente in fase di quiescenza.

Alto 1281 mt, il Vesuvio fa parte del sistema montuoso Somma ed è uno dei vulcani più interessanti al mondo, per la sua attività e soprattutto per la frequenza delle sue eruzioni. La sua presenza sul territorio anche se rappresenta un rischio per la popolazione partenopea, è certamente uno spettacolo per gli occhi, e rende il panorama di Napoli, ancora più affascinante.

Il nome Vesuvio, secondo alcuni è legato ad Ercole, semidio figlio di Giove, detto anche Vesuvius ossia figlio di Ües (colui che fa piovere come era anche detto Giove).

Nei secoli il Vesuvio ha manifestato spesso la sua potenza, con eruzioni esplosive di potenza inaudita, che hanno praticamente spazzato via intere città.

La nascita del Vesuvio viene fatta risalire a circa 25.000 anni fa, secondo gli studiosi era inizialmente un vulcano sottomarino situato immediatamente dinanzi il Golfo di Napoli. Successivamente emerso, si sarebbe  unito alla terra ferma in seguito ad eruzioni e all’accumularsi dei materiali da queste risultanti.

Nei secoli successivi, si sono registrate numerose attività eruttive molto violente, tra cui

•    L’eruzione di Codola (25.000 anni fa)
•    L’eruzione di Sarno-Pomici, basici (17.000 anni fa)
•    L’eruzione delle Pomici verdoline (15.500 anni fa)
•    L’eruzione di Mercato o Pomici di Ottaviano (7.900 anni fa)
•    L’eruzione delle Pomici di Avellino (datata tra il 1880 e il 1680 a.C.)
•    L’eruzione di Pompei (79 d.C.)

vesuvioDi quest’ultima, restano numerose testimonianze fisiche e scritti (lasciati da Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, studiosi Romani che furono testimoni dell’eruzione del 79 d.C.), che ancora oggi attraggono milioni di turisti ogni anno in visita ai resti delle città più colpite, quelle di Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabia.

Altra importante eruzione fu quella del 1631, giunta dopo un riposo di circa 130 anni.  Le vittime accertate di questa eruzione furono circa 4000, e Portici, Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata (l’antica Oplonti), furono praticamente distrutte.

Da questa data e fino al 1944, il Vesuvio ha seguito un andamento eruttivo costante, in cui il condotto eruttivo è restato continuativamente aperto, dando vita a emissioni di fumo continue ed a eruzioni meno violente , tra le più importanti quelle del 1906 e del 1929.

La quiete del Vesuvio dal 1944 ad oggi, appare quantomento atipica, e ha spinto molti studiosi a effettuare rilievi per capire il tipo di attività vulcanica ancora presente all’interno del vulcano. Tra le rilevazioni più significative, quella delle Università di Napoli e di Nizza che, nel 2001, hanno analizzato, ad una profondità di circa otto chilometri sotto la superficie, un accumulo di magma la cui estensione supera i quattrocento chilometri quadrati e che consente di affermare una ripresa dell’ attività richiedendo, quindi, un costante monitoraggio.

Oggi il Vesuvio è il vulcano più studiato e monitorato al mondo.

vesuvioTra gli organi che effettuano questo tipo di controllo c’è l’Osservatorio Vesuviano, istituito nel 1841 per volontà del re Ferdinando II delle Due Sicilie: il più antico osservatorio vulcanologico del mondo. Dal 2001 è la Sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Studiosi e vulcanologi prevedono, spesso in modo discordante, un brusco risveglio del Vesuvio che potrebbe raggiungere entità simili a quelle del 79 d.C o del 1631. La rilevazione dell’attività sismica, l’attenzione particolare alle fumarole e ad eventuali variazioni delle stesse, le misurazioni delle concentrazioni di radon nelle acque freatiche, consentono di prevedere eventuali variazioni dello stato del vulcano e individuare eventuali fattori di rischio.

Il pericolo di un eruzione improvvisa ha imposto alle amministrazioni nazionali e locali, l’individuazione di piani di emergenza da attuare in caso di allarme o pericolo imminente. Da qui l’individuazione di una zona rossa, estesa su 200 kmq, comprendente 18 comuni situati alle pendici del vulcano (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Trecase) , per un totale di 178.000 persone da evacuare, secondo i piani prestabiliti, presso zone a basso rischio o addirittura in altre regioni dello stivale

Diverse simulazioni sono state organizzate negli anni in alcuni dei comuni citati, per organizzare al meglio un’eventuale evacuazione, ma è parso subito chiara la difficoltà di evacuare un numero così alto di persone contemporaneamente.

Dal 1995, su tutta l’area circostante il Vesuvio, è stato istituito il Parco Nazionale del Vesuvio, nato dall’esigenza di salvaguardare e valorizzare il vulcano, per conservare l’ambiente tipico della zona, le specie animali e vegetali, e per promuovere l’attività scentifica e didattica in campo di educazione ambientale, e consentire di effettuare escursioni guidate, fino al cratere del vulcano.


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